Privacy, così i dati “sintetici” risolvono i problemi dell’intelligenza artificiale: i vantaggi

Con l’introduzione dei dati sintetici nello sviluppo dei nuovi sistemi intelligenza artificiale potrebbe scriversi la parola fine al conflitto di interessi contrapposti tra la normativa privacy da una parte – che limita l’accesso di terzi ai dati personali richiedendo alti standard di anonimizzazione – e dall’altra le aziende che avrebbero bisogno di dati integri nelle loro proprietà per allenare al meglio i loro algoritmi.

La nuova tecnologia ha l’ambizione di risolvere il problema alla fonte.

 

La diffusione dell’intelligenza artificiale è sotto gli occhi di tutti, alla pari delle sfide che pone sotto numerosi aspetti, tecnici ed organizzativi da un lato, giuridici ed etici dall’altro.
Come noto, gli algoritmi hanno bisogno di una quantità di dati elevata per ottenere risultati accurati; un principio in chiaro conflitto con quello di minimizzazione dei dati imposto dagli alti standard del GDPR. Allo stesso modo, crescono le preoccupazioni etiche connesse all’uso di dati affetti da bias, cioè quei pregiudizi o discriminazioni proprie di una società o gruppo sociale, che l’intelligenza artificiale ha l’effetto di veicolare con una velocità ed ampiezza senza precedenti.